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Estratto degli atti del convegno NUOVO CONDONO EDILIZIO Padova 21/2/2004


By Andrea - Posted on 10 February 2009

ESTRATTO DAGLI ATTI DEL CONVEGNO sul tema “NUOVO CONDONO EDILIZIO E TESTO UNICO” La proprietà edilizia tra sanatorie e tutela del territorio Padova , 21 febbraio 2004 Oggetto: Nuovo Condono Edilizio - considerazioni e proposte. Considerazioni sulla Legge 326/2003 – Limiti attuativi L’U.P.P.I, trascorsi quasi cinque mesi dall’entrata in vigore del Decreto n. 269/03 e alle soglie della scadenza del 31 marzo 2004 prevista per la presentazione delle domande, vuole contribuire al dibattito sulla sanatoria edilizia con questa breve sintesi, tratta dai lavori svolti dalla Commissione Urbanistica Nazionale e resi pubblici in occasione del Convegno di Padova del 21 febbraio 2004. Questa Associazione come noto, ha sempre sostenuto la necessità di un condono edilizio da utilizzare come “strumento funzionale ad un sistema di sostenibilità per la riqualificazione edilizia” e non solo come raccolta di risorse finanziarie, auspicando un “processo di recupero della legalità” atto alla trasformazione di parte del patrimonio edilizio, dalla condizione di illegittimità a quella di legittimità per dare inizio ad una vera politica di risanamento del territorio. Già in premessa, sulla scorta delle esperienze vissute attraverso le precedenti leggi, le nostre richieste si basavano sul presupposto che il buon esito di questa nuova legge andava di pari passo con la necessità di attivare in via prioritaria un’efficace modalità operativa finalizzata alla definitiva regolarizzazione delle pratiche di condono pregresse, molte di queste risalenti ancora alla legge 47/85. Pertanto contestualmente alla riapertura dei termini del condono sarebbe stato opportuno un intervento del legislatore per affrontare e risolvere in via definitiva questo problema ed evitare quindi il permanere dello strascico dei precedenti provvedimenti. Volendo offrire al legislatore una valutazione di primo impatto e per fare chiarezza sulla posizione dell’U.P.P.I. nei confronti dell’argomento “Condono Edilizio” e della nuova legge 326/03, elenchiamo qui di seguito, in sintesi, gli elementi che possono rappresentare un limite all’attuabilità della norma e alimentare dubbi e incertezze sul buon esito finale del provvedimento. Nella parte conclusiva della presente nota seguirà un elenco dei provvedimenti correttivi proposto dai piccoli proprietari immobiliari, che garantirebbero un forte rilancio delle adesioni alla sanatoria e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. . Limiti di attuabilità . Mancato intervento del legislatore finalizzato alla definitiva regolarizzazione delle istanze di sanatoria edilizia, presentate ai sensi delle precedenti leggi 47/85 e art. 39 L. 724/94; . Carenza di norme chiare sulla soluzione del fenomeno del “microabusivismo” talvolta non apparente, specie in ambito condominiale e in prevalenza addebitabile a varianti in difformità eseguite su edifici residenziali e non residenziali risalenti all’epoca del boom economico, anteriore all’entrata in vigore della Legge 765/67 (Legge ponte); . Presenza del comma 39 dell’art. 32 Legge 326/03, il quale esclude categoricamente da ogni beneficio gli abusi di necessità, in base al reddito, per attività produttive, ricreative, sociali, religiose ecc.; . Parità di trattamento in termini di applicazione della tariffa unitaria per tipologia di abuso, sia per gli abusi di modeste dimensioni che per gli abusi di massima entità che possono raggiungere i 3.000 mc.!. Per rendere l’esatta dimensione di questa ingiustizia segue un esempio elementare: - l’aumento di mq. 40 della superficie di un’abitazione che consiste in due locali più accessori corrispondente a circa mc. 100 si configura sicuramente nel tipico abuso di necessità e può essere sanato con questa legge applicando l’oblazione e gli oneri concessori nella misura complessiva di €. 8.600,00; - l’aumento (o meglio la nuova costruzione) di 250 mq. residenziali corrispondente a circa 750 mc. può essere sanato applicando l’oblazione e gli oneri concessori nella misura complessiva di €. 50.000,00. L’anomalìa sta nel fatto che il costo dell’abuso di necessità rimane a completo carico del proprietario richiedente, mentre il costo dell’abuso di grandi dimensioni (quindi sicuramente non di necessità) ricade interamente sul mercato delle compravendite immobiliari, gonfiando i prezzi già ora alle stelle e di conseguenza favorendo la speculazione edilizia. L’ingiustizia è evidente se si considera che: - a) in entrambi i casi il costo unitario comprensivo di incrementi regionali ecc. è uguale a €. 200,00 circa per mq.; - b) nel caso dell’abuso di necessità l’incremento effettivo del valore di mercato dell’abitazione sarà pari o poco più dell’ammontare pagato per ottenere la sanatoria (€. 8.600,00), mentre nel caso dell’abuso per speculazione laddove l’intero valore di mercato del bene sanato si può stimare intorno a complessivi €. 400.000,00 l’incremento effettivo sarà pari a €. 350.000,00= e prima della sanatoria il suo valore era uguale a zero! Questo a dimostrazione che la nuova legge sul condono edilizio può essere un’eccellente opportunità per gli speculatori e nel contempo andare ben oltre le capacità di spesa di chi si è reso responsabile di abusi di modesta entità. . L’assenza di fasce temporali e la conseguente applicazione delle tariffe di oblazione e oneri concessori, indistintamente e in ugual misura a tutte le opere abusive realizzate dagli anni ’60 fino agli anni 2000. Con ciò considerando allo stesso livello di responsabilità il rudere anni ‘50/’60 e la casa concepita e edificata con i moderni sistemi costruttivi degli anni 2000, per di più con l’aggravante che l’abuso recente è stato realizzato nella vigenza di norme sicuramente più rigide e restrittive degli anni ‘50/’60! . L’assenza di precise disposizioni sulla obbligatorietà di dimostrazione di regolarità amministrativa riguardante gli edifici oggetto di trasferimento per atto pubblico costruiti prima della legge ponte del 1967 finalizzate alla risoluzione del contenzioso ancora in atto (difficoltà di accesso a prestiti o mutui bancari e alle procedure previste dal nuovo T.U. dell’edilizia ecc.). . Proposta di provvedimenti correttivi alla L. 326/03 Seguendo l’ordine dei fattori sopraindicati che possono costituire impedimento al decollo dell’art. 32 della legge 326/03, e premettendo che si invita il legislatore a risolvere in via definitiva l’annoso problema dei condoni pregressi ancora irrisolti, facciamo presenti le nostre proposte di modifica ai provvedimenti emanati: . Introduzione di una norma che specificamente si riferisca ad una possibilità di sanatoria “agevolata” delle opere abusive ascrivibili alle varianti in difformità e/o in assenza di titolo abilitativo, rientranti nel cosiddetto “microabusivismo” condominiale e non apparente, con definitivo colpo di spugna su tutte le opere realizzate prima del settembre 1967; . Eliminazione del comma 39 dell’art. 32 L. 326/03 e conseguente ripresa dei commi 13,14,15 e 16 dell’art. 39 della Legge 724/94, ai fini della reintroduzione delle agevolazioni previste per gli abusi di necessità e di dimensioni contenute, in base al reddito ecc.., riservando la giusta attenzione anche agli abusi edilizi commessi per salvaguardare lo svolgimento di attività artigianali, commerciali e industriali; . Introduzione di coefficienti riduttivi da applicare alle tariffe di cui alla tabella C allegata alla legge relativa al calcolo dell’oblazione per tipologia d’abuso, in ragione della superficie da sanare, per esempio: . per superfici in ampliamento e/o ristrutturazione fino a mq. 50 coeff. 0,60; . per superfici in ampliamento e/o ristrutturazione da 50,01 a mq. 100 coeff. 0,75; . per superfici in ampliamento e/o ristrutturazione da 100,01 a mq. 150 coeff. 0,90; . per superfici in ampliamento e/o ristrutturazione oltre mq. 150,00 coeff. 1,00; Con questo sistema verrebbe introdotto il concetto di gradualità penalizzando gli abusi di maggior consistenza; . Introduzione di un’ulteriore fascia temporale che distingua l’abusivismo realizzato prima dell’entrata in vigore della Legge 10/77 (legge Bucalossi) da quello realizzato dopo la stessa. Tale distinzione potrebbe verificarsi in un abbattimento del 50% degli oneri di urbanizzazione a carico degli abusi anteriori al 1977 o in alternativa nella limitazione dell’intervento regionale sulla loro determinazione; . Introduzione di una norma che preveda l’erogazione di fondi per la riqualificazione delle zone degradate a forte presenza di abusi edilizi. Conclusioni Di fronte ad un fenomeno di rilevante incidenza territoriale come l’abusivismo e in una fase di importanti cambiamenti in materia di urbanistica, la risoluzione del problema degli illeciti edilizi rappresenta un percorso obbligato per poter guardare al futuro. Con le attuali limitazioni si rischierà di ottenere un risultato fallimentare attraverso un massiccio rifiuto al condono la cui diretta conseguenza sarà un aumento delle condizioni di degrado nei territori dove le violazioni urbanistiche sono diffuse, oltre al mancato gettito per le casse dello Stato. Così com’è, il condono restituisce l’immagine di un provvedimento che non serve allo Stato perché solo pochi chiederanno la sanatoria, e non serve nemmeno al cittadino comune che si vede escluso dai benefici per il pesante onere a suo carico. Per questo è auspicabile che le proposte dell’U.P.P.I. vengano accolte al fine di dare a tutti coloro i quali vogliono il recupero della legalità dei propri immobili, la possibilità di accedere al condono edilizio e per consentire questo non è più trasferibile la decisione di una proroga al termine di scadenza di presentazione delle domande. U. P. P. I. - Il Presidente Nazionale -

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