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Non basta ritoccare l’Ici per attuare l’ “equità fiscale” di Giacomo Carini


By Andrea - Posted on 30 January 2009

La decisione governativa di procedere ad una riduzione dell’ICI, sia pure limitatamente alla “prima casa di abitazione”, dimostra che, finalmente, si riconosce che esiste il problema della “eccessiva pressione fiscale sul bene casa” che incide fortemente sul costo degli immobili e delle locazioni.
Il provvedimento annunciato, però, appare un semplice “contentino” per cercare di “calmare le acque” ma non giova assolutamente ad una razionale politica di cui il settore avrebbe bisogno.
Il provvedimento, inoltre, appare una “presa in giro” dei proprietari se è vero che il governo medesimo, malgrado forte opposizione, è INTENZIONATO A CONFERIRE AI Comuni il potere di revisione delle rendite catastali con coseguente notevole aumento della “base imponibile” che vanificherà i benefici concessi per la prima casa.
E’ opportuno in proposito ricordare ancora una volta che l’ICI, così come “inventata” nell’anno 1992, è una imposta finalizzata a far fronte ai servizi che i comuni forniscono (o dovrebbero fornire) a tutti i cittadini residenti nel loro territorio.
Orbene l’art. 53 della Costituzione italiana espressamente sancisce : “TUTTI sono tenuti a concorrere alla spesa pubblica IN RAGIONE della loro CAPACITA’ CONTRIBUTIVA. Il sistema tributario è informato ai criteri di PROGRESSIVITA’”.
Sarebbe quindi legittimo che anche l’ICI si attenga a tali costituzionali principi per cui dovrebbe essere un’imposta che grava SU TUTTI i residenti e in proporzione alla loro capacità contributiva. Invece essa, e nessuno finora è riuscito a spiegare per quale assurdo motivo, GRAVA IMMORALMENTE solo su chi è titolare di diritti reali su immobili ed a prescindere dall’ammontare del reddito dell’utente, per cui un miliardario che fissa la propria residenza in una data città, se non possiede immobili , non paga un centesimo per i servizi di cui usufruisce e paga per lui il piccolo proprietario magari pensionato o privo di redditi.
Ma v’è di più!
Tale imposta non colpisce IL REDDITO DELL’IMMOBILE ma il SUO VALORE e costituisce pertanto un’IMPOSTA PATRIMONIALE e, quindi, un progressivo esproprio del bene senza indennizzo.
Ecco perchè non bastano ed anzi sono inopportuni interventi parziali.
E’ l’Ici, così come congegnata, che deve scomparire ed essere sostituita con altra imposta locale che COLPISCA I REDDITI DI TUTTI I RESIDENTI, con aliquote progressive proporzionate all’ammontare del reddito medesimo ed esenzioni per i meno abbienti.
Sapranno i nostri legislatori intervenire in tal senso? Ne dubitiamo fortemente perché la “logica” e la “giustizia” non “albergano” nel “BEL PAESE”.
Giacomo Carini (Presidente Nazionale Uppi)
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Invece essa, e nessuno finora è riuscito a spiegare per quale assurdo motivo, GRAVA IMMORALMENTE solo su chi è titolare di diritti reali su immobili ed a prescindere dall’ammontare del reddito dell’utente, per cui un miliardario che fissa la propria residenza in una data città, se non possiede immobili , non paga un centesimo per i servizi di cui usufruisce e paga per lui il piccolo proprietario magari pensionato o privo di redditi.
Ma v’è di più!
Tale imposta non colpisce IL REDDITO DELL’IMMOBILE ma il SUO VALORE e costituisce pertanto un’IMPOSTA PATRIMONIALE e, quindi, un progressivo esproprio del bene senza indennizzo.
Ecco perchè non bastano ed anzi sono inopportuni interventi parziali.
E’ l’Ici, così come congegnata, che deve scomparire ed essere sostituita con altra imposta locale che COLPISCA I REDDITI DI TUTTI I RESIDENTI, con aliquote progressive proporzionate all’ammontare del reddito medesimo ed esenzioni per i meno abbienti.
Sapranno i nostri legislatori intervenire in tal senso? Ne dubitiamo fortemente perché la “logica” e la “giustizia” non “albergano” nel “BEL PAESE”.
Giacomo Carini (Presidente Nazionale Uppi)
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