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17/4/2003 Strasburgo Ric. 36249/97


By Andrea - Posted on 09 February 2009

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
PRIMA SEZIONE

CASO MASSIMO ROSA c/ITALIA

(Ricorso nr. 36249/97)

DECISIONE

STRASBURGO

17 aprile 2003

La sentenza diverrà definitiva secondo le condizioni previste dall’art. 44 § 2 della Convenzione. Essa potrebbe essere suscettibile di revisione.

Nella causa Massimo Rosa c/ Italia,

La Corte Europea dei diritti dell’Uomo (Prima Sezione) riunitasi nella Camera di Consiglio composta da:

Sig. C.L.Rozakis, Presidente,

Sig. F. Tulkens,

Sig. P. Lorenzen,

Sig.ra N. Vajic,

Sig. E. Levitz

Sig. A. Kovler, giudice

Sig.ra M. del Tufo, giudice sostituto,

e Sig. S. Nielsen, Cancelliere Supplente di Sezione

Avendo deliberato in Camera di Consiglio il 27 marzo 2003, pronuncia la seguente sentenza, che è stata adottata nella predetta data:

PROCEDIMENTO

La causa ha tratto origine da un ricorso (nr. 36249/97) contro la Repubblica Italiana promosso da un cittadino di nazionalità italiana, Sig. Massimo Rosa (“Il ricorrente”) il quale in data 28 ottobre 1996 ha adìto la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (la “Commissione”) ai sensi dell’Art. 25 della Convenzione per la Protezione dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (la “Convenzione”).
Il ricorrente era rappresentato dal Sig. P. Parlapiano, esercitante la professione di avvocato in Roma, il Governo Italiano era rappresentato dal Sig. U. Leanza, e dai suoi successivi rappresentanti, rispettivamente Sig V. Esposito e Sig. F. Crisafulli.
Il ricorrente avanzava le proprie richieste ai sensi dell’art. 1 del Protocollo nr. 1 in quanto si era visto impedito nel ritornare in possesso del suo appartamento entro un ragionevole periodo di tempo. Invocando l’Art. 6 § 1 della convenzione, egli inoltre lamentava la lentezza della procedura di sfratto.
Il ricorso veniva trasmesso alla Corte il 1° novembre 1998, momento in cui scattava l’efficacia del Protocollo nr. 11 della Convenzione ( Art. 5 § 2 del Protocollo).
Il ricorso veniva assegnato alla Prima Sezione della Corte (Norma 52 § 1 del Regolamento della Corte). In tale Sezione la Camera di Consiglio, preposta ad esaminare la causa (Art. 27 § 1 della Convenzione) era costituita, come previsto dalla Norma 26 § 1 dei regolamenti della Corte, dal Sig. V. Zagrebelsky, giudice designato per l’Italia, poi ritiratosi dalla corte giudicante. In suo luogo il Governo nominava la Sig.ra M. Del Tufo, nella qualità di giudice sostituto, (art. 27 § 2 della Convenzione e Norma 29 § 2).
Il 4 ottobre 2001 la Corte dichiarava ammissibile il ricorso.
Il 1 novembre 2001 la Corte mutava la composizione della propria sezione ( Norma 27 § 1). La presente causa veniva assegnata alla rinnovata composta Prima Sezione.
IN FATTO
IL CASO DI SPECIE

Il ricorrente è nato nel 1965 e vive a Roma.
9.Il ricorrente è proprietario di un appartamento in Roma, che era stato concesso in locazione a M.R.

Con atto notificato all’inquilino in data 16 settembre 1991, il ricorrente comunicava la sua intenzione di porre fine al rapporto contrattuale e lo citava a comparire innanzi al Magistrato di Roma.
Con decisione dell’11 marzo 1992, resa esecutiva lo stesso giorno, il magistrato romano convalidava la licenza per finita locazione e disponeva che l’immobile dovesse essere rilasciato per il 31 luglio 1992.
Il 22 settembre 1992 il ricorrente notificava all’inquilino precetto di rilascio dell’immobile.
il 22 ottobre 1992 egli notificava all’inquilino un atto contenente l’avviso che la sentenza di sfratto sarebbe stata eseguita da un ufficiale giudiziario il 27 settembre 2002.
il 21 novembre 1992, il ricorrente redigeva atto notorio col quale attestava di avere urgente necessità di rientrare in possesso dell’immobile per propria personale esigenza.
Tra il 27 novembre 1992 e l’11 marzo 1997 l’Ufficiale Giudiziario eseguiva 12 accessi per tentare l’immissione in possesso dell’immobile. Ogni accesso risultava infruttuoso poiché al ricorrente non veniva mai garantita l’assistenza della Forza Pubblica nell’esecuzione forzosa dello sfratto.
L’8 aprile 1997, il ricorrente rientrava in possesso dell’appartamento.
II DIRITTO INTERNO VIGENTE

Il vigente diritto interno è illustrato nella sentenza della Corte relativa alla causa Immobiliare Saffi c/Italia (GC) nr. 22774/93 §§ 18-35, ECHR 1999-V.
IN DIRITTO
I. SULLA PRETESA VIOLAZIONE DELL’ART 1 DEL PRIMO PROTOCOLLO E DELL’ ART. 6 § 1 DELLA CONVENZIONE

18. Il ricorrente ha lamentato di essere stato impossibilitato nel rientrare in possesso del proprio appartamento entro un ragionevole periodo di tempo a causa della mancata assistenza della forza pubblica. Egli assumeva una violazione dell’Articolo 1 del Protocollo nr. 1 della convenzione che dispone:

“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di pubblica utilità e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.

Le precedenti disposizioni non potranno mai, comunque, in ogni caso impedire il diritto degli Stati di porre in vigore le leggi da essi ritenute necessarie per disciplinare l’uso dei beni in modo conforme all’interesse generale o per assicurare il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle ammende” .

Il ricorrente ha inoltre lamentato una violazione dell’art. 6 § 1 della Convenzione, la cui parte rilevante dispone:
“Nella determinazione dei propri diritti e doveri civili …ogni persona ha diritto ad…Essere giudicato da un tribunale entro un ragionevole termine…”.

La Corte, in diverse precedenti occasioni, ha deciso su questioni analoghe già sollevate ed ha riscontrato una violazione dell’art.1 del Protocollo nr. 1 e dell’Art. 6 § 1 della Convenzione (vedi Immobiliare Saffi, succitata, §§ 46-66; Lunari c/ Italia, nr. 21463/93, 11 gennaio 2001, §§ 34-46; Palombo c/ Italia, nr. 15919/89, 30 novembre 2000, §§ 33-47).
La Corte ha esaminato il presente caso e ritiene che non vi siano fatti od argomenti, così come avanzati dal Governo Italiano, che potrebbero condurre ad una differente conclusione in questa causa.
La Corte fa rimando alle proprie dettagliate motivazioni esposte nelle sopraccitate cause e rileva che in questo caso il ricorrente ha dovuto attendere più di quattro anni e quattro mesi, dopo il primo accesso dell’Ufficiale Giudiziario, prima di poter rientrare in possesso dell’appartamento.

Conseguentemente, in questo caso si è verificata una violazione dell’Art. 1 del Protocollo nr. 1 e dell’Art. 6§ 1 della Convenzione.
II. APPLICAZIONE DELL’ART. 41 DELLA CONVENZIONE

L’art. 41 della Convenzione dispone che:
“Se la Corte riscontra che vi sia stata una violazione della Convenzione o del relativo Protocollo, e se il diritto interno dell’Alta Parte Contraente (Italia n.d.r.) riconosce solo un parziale risarcimento, la Corte potrà, se necessario, attribuire un giusto risarcimento alla parte offesa”.

A. Danno Economico.

24.Il ricorrente richiedeva un risarcimento del danno economico da egli sostenuto, ammontante a 26.000.000 di Lire italiane (13.634 Euro) derivante dalla perdita dell’affitto dal periodo luglio 1994 (da quando egli prese in affitto un altro appartamento per poter vivere con sua moglie) sino all’aprile 1997, data in cui egli rientrava in possesso dell’appartamento e £. 1.500.000 (Euro 775) per le spese di esecuzione.

25. Il Governo eccepiva che i costi del giudizio di merito non erano ricollegabili alle presunte violazioni e che il risarcimento delle spese sopportate per la fase esecutiva potevano essere reclamati solo per il periodo nel quale si fosse effettivamente verificata una sproporzionata violazione del diritto di proprietà del ricorrente.

26.La Corte ritiene che il ricorrente debba essere risarcito per il danno economico derivante dalla perdita dell’affitto (vedi Immobiliare Saffi succitata, § 79). In riferimento alle metodologie di calcolo proposte dal ricorrente, la Corte, alla luce della prova di cui sopra ed al periodo interessato, dispone un risarcimento su una base equitativa di Euro 6.000.

Riguardo ai costi della procedura esecutiva, la Corte dispone che essi debbano essere rimborsati in parte (vedi sentenza Scollo c/ Italia sentenza del 28 settembre 1995, Serie A nr. 315-C, p. 56,
§ 50). Conseguentemente, decide un risarcimento su una base equitativa di Euro 700.

La Corte dispone il risarcimento della somma totale di Euro 6.700 per il danno economico.

Danno non economico (danno morale n.d.r.).
27 Il ricorrente chiedeva Lire 10.000.000 (Euro 5.165) per danno non economico (danni morali n.d.r.).

28. Il Governo evidenziava che il ricorrente non aveva prodotto prove del danno morale subito a seguito della pretesa violazione.

29 La Corte ritiene che il ricorrente debba aver subito un determinato danno morale, che non può essere ristorato con il semplice riconoscimento di una violazione. Pertanto, la Corte dispone, su basi equitative, a proprio giudizio, un risarcimento di 5.000 Euro.

C. Costi e spese.

30. Il ricorrente reclamava il rimborso delle proprie spese legali, che determinava in Lire 5.255.000 (Euro 2.714) per costi e spese sostenute innanzi la Corte.

31.Facendo riferimento ai casi giudiziari già affrontati dalla Corte, un risarcimento inerente ai costi ed alle spese processuali può essere riconosciuto solo nella misura in cui esse siano state effettivamente e necessariamente sostenute dal ricorrente e siano ragionevoli nel loro ammontare (vedi, per esempio, Bottazzi c/ Italia (GC) nr. 34884/97 ECHR 1999-V,§ 30). Nella presente causa, sulla base delle informazioni in proprio possesso e dei summenzionati criteri, la Corte ritiene che 1.500 Euro rappresentino una somma ragionevole e riconosce al ricorrente tale importo.

C. Interessi per inadempimento.

La Corte ritiene che gli interessi per inadempimento debbano essere rapportati al tasso marginale d’interesse della Banca Centrale Europea aumentato del tre per cento.

PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE ALL’UNANIMITA’

Ritiene che vi sia stata una violazione dell’Articolo 1 del Protocollo nr. 1 della Convenzione
Ritiene che vi sia stata una violazione dell’Art. 6 § 1 della Convenzione
Dispone
(a) che lo Stato convenuto debba pagare al ricorrente, entro tre mesi dalla data nella quale il giudizio diventi definitivo ai sensi dell’art. 44 § 2 della Convenzione, le seguenti somme:

(i) 6.700 Euro (seimilasettecento euro) per danno economico;

(ii) 5.000 Euro (cinquemila euro) per danno morale;

(iii) 1.500 Euro (millecinquecento Euro) per spese legali.

(b) che dallo spirare dei summenzionati tre mesi e sino al soddisfo, sulle predette somme dovranno essere corrisposti gli interessi semplici corrispondenti al tasso marginale d’interesse della Banca Centrale Europea in vigore durante il periodo d’inadempimento, maggiorati della percentuale di tre punti.

Rigetta la domanda di ulteriori somme richieste dal ricorrente a titolo equitativo.
Redatto in Inglese e notificato per iscritto il 17 aprile 2003, ai sensi della Norma 77 §§ 2 e 3 dei Ruoli della Corte.

Soren Nielsen Christos Rozakis
Cancelliere Supplente di Sezione

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