You are hereLa Sicilia protesta contro la mancanza della proroga della cedolare secca al 21% per gli esercizi commerciali

La Sicilia protesta contro la mancanza della proroga della cedolare secca al 21% per gli esercizi commerciali


By Andrea - Posted on 11 February 2020

Meravigliosa iniziativa dell'UPPI di Catania: si trascrive documento a firma di tutte le seguenti sigle sindacali maggiormente rappresentative dell'intera Regione Sicilia.

La crisi delle piccole attività commerciali dei centri urbani, favorita dall’espansione incontrollata dei centri commerciali fuori città e dei sempre più frequenti acquisti on line, richiede urgenti provvedimenti per evitare che si giunga al tracollo definitivo.
È questo il motivo per cui le associazioni di categoria, l’UPPI, Confedilizia, Federproprietà (per i proprietari), il SUNIA, il SICET e l’UNIAT (per gli inquilini), il CNA (per gli artigiani) e Confcommercio (per i commercianti) chiedono che venga ripristinata, anche per il 2020, la cedolare secca al 21% per le locazioni sugli immobili commerciali.
Nel 2019, vista la gravità della situazione, è stato introdotto dal precedente governo il regime fiscale della cedolare secca per gli immobili commerciali di superficie inferiore ai 600 mq. Questo provvedimento ha dato respiro sia ai proprietari degli immobili, che hanno potuto locare con una tassazione ridotta, sia alle piccole attività commerciali, che hanno potuto beneficiare di accordi locativi più vantaggiosi e dell’esenzione delle imposte di registro e di bollo.
Questa manovra fiscale, importante strumento per impedire la desertificazione commerciale delle città, rimarrà in vigore solo per i contratti sottoscritti nel corso del 2019, suscitando così delusione in tutti coloro che speravano di godere di una normativa durevole nel tempo.
Ricordiamo che oggi su tutti gli immobili non abitativi grava una tassazione onerosa che ha spesso come conseguenza la richiesta di canoni troppo elevati che il piccolo commerciante oggi non può permettersi.
Non ripristinare la cedolare secca significherebbe penalizzare il piccolo esercente oltre che l’intero settore, spopolare ulteriormente le nostre città dai negozi e dai laboratori artigianali con grave danno per tutti gli esercizi commerciali rimanenti, a discapito anche della vivibilità dei nostri centri storici sia per i residenti che per i turisti.
Non ripristinare la cedolare secca significa anche acuire la crisi occupazionale sia per la mancata ripresa del settore che per la mancanza di certezze, elementi che concorrono ad alimentare la difficoltà da parte dei piccoli commerciati ad investire in buona occupazione.
Non ripristinare la cedolare secca significherebbe anche rinunciare da parte dello Stato a tutti gli introiti che comporterebbe una ripresa del settore e di tutto l’indotto.
Questo problema è particolarmente grave nel Sud Italia già penalizzato dalla crisi economica, sociale e occupazionale che si protrae da troppi anni e che si concretizza anche nel dissesto di molte amministrazioni comunali.
Per ridurre il costo del mantenimento della cedolare secca sugli immobili commerciali, qualora non si intendesse ripristinarla per com’è, proponiamo di ridurre l’ambito di applicazione per l’anno 2020 destinandola solo ad immobili commerciali che non superino i 300 mq.
Inoltre chiediamo che il regime fiscale della cedolare secca su tutti gli immobili diventi legge definitiva, così come è avvenuto per le locazioni agevolate degli immobili abitativi.
In Italia si è ormai dimenticato che alla base di ogni investimento produttivo, di ogni attività commerciale, artigianale o professionale, occorre la certezza di regole fiscali e normative stabili, indispensabili per favorire lo sviluppo di un paese. Senza certezza del presente e fiducia nel futuro diventa impossibile ogni attività imprenditoriale. Occorre che in un paese in cui la proprietà immobiliare è stata considerata un investimento da una gran parte della popolazione si individuino regole certe che ne favoriscano l’utilizzo e che ne impediscano il depauperamento. Occorre che si crei un circolo virtuoso basato sull’equilibrio tra detassazione e riduzione di canoni, in modo da favorire un’equa remuneratività dell’investimento immobiliare che si riverberi in una riduzione dei costi di esercizio come incentivo per la ripresa del settore commerciale e artigianale.
UPPI Catania – Avv. Claudia Caruso
Confedilizia Catania-dott. Salvatore Bentivegna
Federproprietà – Dott. Francesco Siciliano
CNA Catania- Presidente Floriana Franceschini
Confcommercio Catania – Presidente Riccardo Galimberti
SUNIA Catania- Dott.ssa Giusi Milazzo
SICET Catania – Geom.Francesco Nicolosi
UNIAT Catania - Dott.Giuseppe Camarda
Il Coordinatore Regionale UPPI Sicilia – avv. Claudia Caruso
Presidente Federazione Regionale Sicilia della Proprietà edilizia - dott. Salvatore Bentivegna
La Segretaria generale Regionale SUNIA Sicilia – Dott.ssa Giusi Milazzo
Il Segretario generale Regionale SICET Sicilia –Dott. Santo Ferro
Il Presidente Regionale UNIAT Sicilia -Dott. Giovanni Sardo

Si allega, inoltre, elenco Comuni calamitosi siciliani dei 5 anni precedenti all'anno 2014

AllegatoDimensione
allegato nota 5778 del 04.02.2020 elenco comuni.pdf70.39 KB
nota 5778 del 04.02.2020.pdf199.98 KB

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