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Cedolare secca al 10% per chi affitta a canone concordato nei Comuni calamitati.


By Andrea - Posted on 15 February 2020

L’U.P.P.I. ritiene che la legge di bilancio 2020 abbia già esteso la cedolare secca al 10% prevista per tutti i contratti concordati anche nei comuni calamitati e, pertanto, non si debba chiedere alcuna proroga.
Infatti, l'articolo 9 del Decreto legge 24 marzo 2014 n. 47, così come modificato dalla Legge 27 dicembre 2017 n. 205, ha previsto al comma 1, che per gli anni dal 2014 al 2019, l'aliquota della cedolare secca prevista all'articolo 3, comma 2, quarto periodo, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, come modificato dall'articolo 4 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102 convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124, sia ridotta al 10 per cento.
L’aliquota al 10% era prevista, dalla citata Legge, per le sole annualità dal 2014 al 2019 e NON PER I COMUNI CALAMITATI oggetto invece di espressa previsione del successivo comma 2-bis che ha previsto che la disposizione di cui al comma 1 si applichi anche ai contratti di locazione stipulati nei comuni per i quali sia stato deliberato, negli ultimi cinque anni precedenti la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, lo stato di emergenza a seguito del verificarsi degli eventi calamitosi di cui all'art. 2, comma 1, lettera c), della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
La disposizione del comma 2-bis che rinvia al comma 1 è riferita alla sola aliquota del 10% e non alla durata temporale.
A prova di ciò, il successivo comma 2-quater ha previsto che: “Agli oneri derivanti dai commi 2-bis e 2-ter, valutati in 1,53 milioni di euro per l'anno 2014 e in 1,69 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione, per 1,53 milioni di euro per l'anno 2014 e 1,69 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015, dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2014, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze.”
Con ciò si intenderebbe che lo stanziamento, per coprire il minor gettito per i comuni per i quali sia stato deliberato lo stato di emergenza a seguito del verificarsi degli eventi calamitosi, sarebbe stato previsto anche per gli anni successivi al 2015 e non termini nel 2017 o nel 2019.
La stessa Agenzia delle Entrata, in occasione della risposta n. 470 del 7/11/2019, nulla ha detto riguardo la mancata applicazione della cedolare secca al 10% dal 2020.
Per tutti questi motivi, ad avviso dell’U.P.P.I., non è necessaria una norma che preveda espressamente per i comuni calamitosi la proroga della cedolare secca del 10% in quanto già a regime e oggetto di copertura finanziaria.
Nonostante ciò l’U.P.P.I. ha, fin dall’approvazione della legge di Bilancio 2020, auspicato una precisazione ufficiale.
L’U.P.P.I. apprende con stupore che nell’iter di conversione del Milleproroghe è stato approvato in Commissione un emendamento che prevede che l’aliquota della cedolare secca del 10% si applichi nel 2020 anche ai contratti di locazione stipulati in Comuni per i quali sia stato deliberato, nei 5 anni precedenti il 28 maggio 2014, lo stato di calamità, limitandola però ai soli Comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti. Viene, quindi, operata una limitazione con riferimento all’anno 2020, per cui l’agevolazione viene circoscritta ai soli Comuni “calamitati” con popolazione sino a 10.000 abitanti. Dal 2021, invece, l’aliquota del 10% torna ad applicarsi a tutti i Comuni calamitati.
L’U.P.P.I. auspica che il Parlamento, in sede di conversione del decreto Milleproroghe, elimini tale limitazione del tutto incomprensibile.

U.P.P.I. – Unione Piccoli Proprietari Immobiliari

Il Presidente Nazionale
Il Centro Studi Giuridici Nazionale
La Commissione Fiscale Nazionale

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